Oggi vi raccontiamo l’ennesima impresa del nostro tecnico ortopedico Francesco, protagonista di una delle gare di triathlon più dure al mondo: lo STONE Brixia Triathlon Extreme. Ma questa volta a narrarla è Sandro, amico fraterno di Francesco e membro del suo team di supporto.


5 giugno, ore 22:00. Ricevo un messaggio: “Tra un mese partecipo allo STONE BRIXIA Triathlon Extreme. Vuoi far parte del team di supporto?”

Accetto senza pensarci un attimo, senza nemmeno sapere cosa mi aspetta.

Scoprirò presto che si tratta di:

  • 3.8 km di nuoto attraversando il lago d’Iseo nel buio delle 4 del mattino;
  • 175 km in bici con 4.100 metri di dislivello, scalando i mitici passi dell’Aprica, Mortirolo e Gavia;
  • 39 km di corsa con 2.000 metri di dislivello, fino ai 2.600 metri del Passo Paradiso.

5 luglio, ore 3:30. Destinazione: Lago d’Iseo.

Arriviamo alle 5:00 e troviamo il resto della squadra: Alberto (capo team) ed Emanuele. L’atmosfera è elettrica. Centinaia di persone attendono i propri atleti.

Francesco ha stilato una scaletta con chilometraggio, orari stimati e punti di ristoro. L’arrivo previsto a Sulzano è alle 5:30. Noi siamo lì, tra tensione e battute per stemperare l’attesa.

Alle 5:33 compare il numero 9: è lui! Francesco esce dall’acqua in buona forma, attraversa le scintille del gate d’uscita e spara subito la prima battuta:

“Non c’era neanche un bar aperto di là!”


Inizia così una giornata lunghissima e massacrante. Piove già dalle prime ore del mattino. Mentre Alberto accompagna Francesco nell’area cambio, il resto del team si prepara alla staffetta automobilistica che lo seguirà in bici.

Siamo un gruppo eterogeneo ma unito: Alberto (triathleta esperto), Emanuele (con la sua iconica 128 coupé arancione), Gerlando, Lorenzo e io (Sandro), amici di Francesco dai tempi dell’università, completamente estranei al mondo del triathlon.


Lo raggiungiamo dopo una trentina di km: sta bene. La nostra missione è chiara: fargli sentire il nostro supporto e strappargli un sorriso nei momenti più duri.

Tiriamo fuori striscioni, campane, maschere da leone, musica a tutto volume… e finalmente il suo primo sorriso a 32 denti: “Oh Ciccio, guarda Gerlando, altrimenti ci rimane male!”

Quello sguardo ci ripaga di tutto.


Il Mortirolo e la tempesta.

Francesco affronta la salita più dura d’Italia sotto una pioggia battente. Al passo troviamo la bici appoggiata al muretto e lui dentro il furgone. Tensione alle stelle, ma per fortuna sta solo cambiandosi per evitare l’ipotermia.

Pochi km dopo ci chiede: “Venite su al Gavia?”

Silenzio. È il suo modo per chiedere aiuto.

Carichiamo ruote, gel, grana e Coca-Cola. Inizia una scalata durissima, ma lo spettacolo delle montagne e il nostro tifo (“Le birre in cima ce le devi pagà!”) lo portano fino in cima.


Ore 16:00. Dopo 3.800 m di nuoto e 175 km in bici, inizia la maratona. Francesco affronta i primi 20 km con Marco in bici. Noi del team siamo esausti: in 36 ore abbiamo dormito appena due.

Ci riposiamo per 20 minuti in hotel al Tonale. Ma alle 16:16 arriva la chiamata: Francesco è in difficoltà. Serve aiuto.


Corriamo al punto d’incontro. Raggiungiamo Francesco e da lì inizia la parte più dura: una lunga salita, sterrati, ruscelli, pendenze folli. Ma siamo insieme.

Gli ultimi km sono un mix di fatica, battute, errori di percorso e spirito di squadra. La vetta si avvicina, sentiamo la musica del traguardo.

Francesco, distrutto, accelera. Il tappeto rosso è davanti. E lui non vuole arrivarci da solo: ci prende tutti per mano. Tagliamo il traguardo insieme, tra urla, abbracci e lacrime.

Francesco ha conquistato il Passo Paradiso. E noi con lui.


“Neanche nei miei sogni più belli avrei mai immaginato un’esperienza così intensa. Grazie, amico mio.”

Un racconto di Sandro, membro del team di supporto.

Gallery

Video