Che differenza c’è tra l’appoggio di piede che cammina e uno che corre?

La biomeccanica del cammino e quella della corsa sono notevolmente differenti: non basta solo andare più veloci ma bisogna farlo nella maniera corretta altrimenti cammineremmo soltando più velocemente.
La differenza tra il camminare e il correre è la fase di volo tra un piede e l’altro che nel cammino non c’è perchè i piedi hanno una fase d’appoggiano al terreno contemporanea, mentre nella corsa c’è la fase di volo.
Nella corsa il piede deve appoggiare in un modo diverso rispetto al cammino, sia per via della velocità si per via della dinamica del gesto atletico.

Per OVERSTRIDING si identifica la distanza tra il punto d’appoggio del piede al terreno e la proiezione del baricentro al suolo.

Più questa distanza è vicina allo 0 più la corsa è produttiva, fluida e in propulsione.
Più la distanza di overstriding è elevata più il busto del runner fa affondare il suo carico sul tallone e quindi va in frenata, rendendo la corsa più faticosa perchè con maggior dispendio di energia. In questo modo il corpo va in frenata e quindi non sfrutta la fase di accelerazione predisposta nel soleo durante la corsa, quindi l’energia muscolare deve essere raddoppiata perchè dopo una frenata ci deve essere una accelerazione.
Tutto questo meccanismo errato è la fonte principale di infortunui a carico di articolazioni come caviglie, ginocchia anche e colonna. Il sistema tendineo viene messo a dura prova con questo meccanismo errato di atterraggio e quindi l’insorgenza di tendiniti o infiammazioni muscolari sono spesso problematiche in cui il runner può andare incontro. Il valore di overrstriding può cambiare anche sullo stesso atleta anche nell stesso allenamento. Per esempio se ci ritroviamo ad effettualre una sessione di lungo lento impegnativo e nella fase finale siamo più stanti il valore di overstriding può aumentare ecco perchè in questa fase finale di allenamento possono insiorgere dolori tendinei o muiscolari o veri e propi infortunui.

Nella fase d’appoggio del piede nella corsa, se la prima parte a toccare il suolo è il tallone sicuramente saremo in overstriding. Questa situazione è creata dall’angolo della caviglia messo a 90° e il ghinocchio completamente disteso portano il tallone ad appoggiare a terra e quindi sarà più avanti all’asse del bacino e ci troveremo in fase di frenata.
Se invece, la prima parte del corpo ad appogiare al suolo sara la parte centrale del piede o la parte metatarsale, l’angolo della tibio-tarsica (caviglia) sarà inferiore a 90° il ginocchio sarà leggermente flesso e quindi la distanza di overstriding sarà ridotta ai minimi termini.

Nella biomeccanica del triatleta, rispetto al runner, la corsa è alterata da diversi fattori muscolari dettati da schemi motori differenti. Quando il triatleta si trova nella fase di transizione dalla bici alla corsa si ottiene una biomeccanica differente rispetto a quella classica. Dopo aver pedalato per diversi km, appena inizia la fase di corsa le gambe continuano ad avere il movimento di rotazione sui pedali e quindi la corsa risulta esser con un valore di over overstriding paria allo 0; il ginocchio flette maggiormente e quindi la fase d’appoggio del piede è sempre sul metatarso solo nelle distanze più lunghe dove il triatleta inizia ad essere più stanco la biomeccanica si ripristina e il ginocchio flette meno.
Quando i nostri tecnici ortopedici eseguono una valutazione dinamica della corsa evidenziano sempre la distanza di overstriding che può esser la causa del problema per cui un runner si rivolge ai nostri specialisti.
Il plantare è sicuramente un mezzo fondamentale per correggere eventuali difetti di postura e quindi rendere la corsa più fluida, ma la tecnica è la base di tutto nella corsa.

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I nostri tecnici ortopedici ti offriranno tutta la loro esperienza per migliorare la tua tecnica.

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